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COSA SONO I CICCIOLI NEL MONDO DEL PETFOOD?

Molto spesso capita, quando controlliamo la lista di ingredienti del cibo che abbiamo acquistato o che desidereremmo acquistare per il nostro pet, di trovare alcuni ingredienti che possono far sorgere dubbi sulla loro natura.

A volte ciò avviene perché, per motivi produttivi essi siano raggruppati in classi o categorie, ma ci sono invece anche casi in cui essi sono denominati con nomi conosciuti che però posso essere mal interpretati.

In questo articolo ne prenderemo in esame uno in particolare che a mio parere è il più controverso: i ciccioli.

Prima di procedere nella descrizione dei processi produttivi che differenziano i ciccioli della cucina tradizionale e quelli utilizzati come materia prima per la produzione di mangimi per animali, dobbiamo mettere in chiaro una cosa.

Il nome con cui definiamo ogni ingrediente utilizzato nella produzione di alimenti per animali non è dettato dalla fantasia del produttore ma da specifiche normative.

Esiste un “catalogo di materie prime” in adozione da tutti i membri della comunità europea.

Cos’è il catalogo?

La normativa che regola l’etichettatura  Europea da direttive più o meno precise al fine di dare garanzie al consumatore. Essa definisce quali informazioni obbligatorie vanno riportate in etichetta e consiglia ai produttori di utilizzare il catalogo delle materie prime.

E’ vero che lo consiglia e non lo obbliga, proprio perché lascia la libertà di denominazione “arbitraria” ai produttori che però, nel caso che la comunicazione sia poco coerente, possono essere richiamati o sanzionati.

Per questo motivo la maggior parte dei produttori utilizzano i termini definiti dal catalogo al fine di non essere fraintesi e avendo così una denominazione comune delle materie prime allineata tra di loro.

Torniamo al nostro catalogo per capire come funziona.

Il legislatore ha definito un nome univoco da utilizzare per alcune materie prime raggruppate in funzione del tipo di lavorazione con cui vengono prodotte.

E qui nasce il termine di “cicciolo” che per quanto coerente trae in inganno il consumatore.

Il catalogo definisce cicciolo: Prodotto ottenuto dalla fabbricazione di sego (grasso di bovino), strutto e di altri grassi di origine animale estratti o separati per via fisica, allo stato fresco, congelato o essiccato.  

Effettivamente anche i ciccioli ad uso umano, quegli appetitosi prodotti della cucina tradizionale che troviamo in diverse regioni d’Italia, derivano dalla lavorazione del grasso.

Ma per quanto coerente, tra i due esiste una profonda differenza.

La produzione di ciccioli tradizionali si ottengono dalla lavorazione del grasso di maiale e sono sostanzialmente pei piccoli pezzettini di carne adesa alla cotenna da cui si estrae il lardo che vengono isolati e poi nuovamente fritti. La stessa preparazione dei ciccioli varia leggermente da regione a regione tanto che in alcune cucine essi sono rappresentati da cotenne fritta e in altri più da ritagli della testa. L’unica cosa che li accomuna è un processo di frittura finale che li rende molto ricchi in grasso e appetibili.

Non entro più nello specifico nel definire le differenze delle ricette perché cadrei sicuramente in fallo non essendo un esperto di preparazioni alimentari tradizionali.

Ma torniamo ai nostri ciccioli, quelli che troviamo nei nostri prodotti per pet.

Essi furono definiti così perché derivano dalla lavorazione della produzione del grasso ma la differenza è abissale.

Quando viene prodotto il grasso lo si fa per processo termico per isolarlo e separarlo da ciò che non è grasso puro. Cosa resta al fine della lavorazione?

Rimangono tutti piccoli frammenti di carne e altre materie di natura proteica che a fine lavorazione vengono ridotte macinate per farle diventare farine.

La differenza la vediamo in modo lampante se confrontiamo l’analisi delle due preparazioni.

I ciccioli che troviamo sulle nostre tavole contengono circa il 40% di grassi e altrettanto di proteine, sono quindi molto energetici e per niente definibili ipocalorici.

Se vediamo una scheda tecnica di un cicciolo ad uso animale troveremo invece un livello di proteine superiore al 70% e dei grassi intorno al 10%.

Possiamo quindi capire facilmente che tra i due non vi è alcuna similitudine dal punto di vista nutrizionale è che mentre il primo è un prodotto molto grasso, il secondo è principalmente un alimento proteico e quindi molto più vicino al nostro concetto culturale di carne rispetto all’immagine che scaturisce alla lettura dell’ambiguo termine.

Quindi per quanto ci venga difficile reimpostare l’informazione “culturale” quando ci troviamo di fronte a questo ingrediente dobbiamo, nel caso di un alimento ad uso animale, considerare il cicciolo un alimento principalmente proteico e con un ridotto tenore di grassi. Dovremo invece continuare a considerare i ciccioli sulla nostra tavola un alimento decisamente appetitoso, ma ovviamente difficile da digerire e di sicuro da non utilizzare se abbiamo come obiettivo quello di mantenere il peso forma.

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