Vet Nutrition Academy

Secco o umido, o quale altra soluzione?

L’offerta di prodotti commerciali e di possibili soluzioni casalinghe sono in continuo aumento per il semplice fatto che il “consumatore intermediario” sta cominciando ad alzare gli occhi e chiedere quale scelta può apportare un vantaggio alla salute del proprio cane.

Perché ho nominato il “consumatore intermediario”? Probabilmente non è neanche un termine ufficiale ma a me suona molto bene. Il mercato degli alimenti per gli animali ha come il mercato degli alimenti per neonati, questa figura che intermedia per il consumatore finale. Ovvero, chi sceglie il prodotto non è agli effetti il vero consumatore, ma bensì quello che potremmo definire il “curatore” che quindi deve scegliere al posto suo cosa acquistare. Il curatore avrà in questo caso un grosso carico di responsabilità, perché deve scegliere cosa è meglio per l’essere che dipende da lui e a cui lui tiene molto.

E di conseguenza vagando tra pagine web, cartelloni pubblicitari e consigli di altri curatori cerca di farsi un’idea.

Ma a chi dovrà credere? Come può fare una scelta ponderata?

Nel settore del pet ognuno si appropria di ruoli di consigliere senza una regola precisa, e alla fine molto spesso quello che vince è lo spot pubblicitario perché forse è quello studiato da professionisti per raggiungere il suo obiettivo.

Ma in questo articolo vorrei fare una semplice distinzione tra i vantaggi e gli svantaggi tra due semplici modalità di alimentazione, quella secca o quella umida. Vano sarebbe secondo me cercare di illustrare in una sola comunicazione tutte le variabili che possiamo prendere inconsiderazione nel tentativo di confrontare diversi alimenti e quindi ho deciso di affrontare solo un aspetto, quello dell’umidità, che in fondo penso sia il primo passo da affrontare trovandosi di fronte ad uno scaffale o al primo passo della nostra scelta.

Secco o umido?

Partiamo come sempre dal capire perché esistono le due tipologie di scelta, che come quasi sempre hanno una motivazione pratica e una conseguenza nutrizionale.

Perché ci siamo inventati di essiccare il prodotto e di creare le varie formule come i croccantini, i disidratati e i nuovi pressati a freddo?

La motivazione è semplice e la ritroviamo anche nella nostra tradizione culturale. L’essiccazione, come la salatura, che altro non è che un altro metodo di privare di acqua un alimento e uno dei metodi di conservazione più antichi. Siamo ormai abituati a metodi come il congelamento o la refrigerazione come metodi alternativi di conservazione, ma fino alla metà del secolo scorso anche nella nostra dieta vi erano molti più alimenti essiccati, che a volte venivano reidratati. I vantaggi della disidratazione sono ovvi, buona conservazione e inoltre occupano molto meno spazio e non hanno bisogno di energia elettrica per essere mantenuti in buono stato.

Da qui è comprensibile che il classico croccantino, seguendo lo stesso concetto, al momento della sua progettazione era una strada conosciuta ed economicamente vantaggiosa.

Anche per gli alimenti umidi, che una colta avremmo chiamato “conserve” avevamo uno storico tecnologico che ci permetteva di produrre a livello industriale, anche se la stessa operazione risulta ovviamente più costosa e tanto di più che il volume dell’alimento e il peso sono maggiori del disidratato e quindi più costosi da trasportare e da stoccare. Se facessimo un confronto tra costo di trasporto e di stoccaggio per singola kcal i disidratati vincerebbero alla grande.

Ma lasciamo stare ora tutti gli aspetti economici, facciamo finta che sia tutto gratis, quale sarebbe il vantaggio tra uno e l’altro?

Torniamo un attimo ai protagonisti di questo articolo, il cane e gatto a cui poco interessa della mia dissertazione economico-culturale, e che vogliono solo che qualcuno gli consigli cosa scegliere e perché.

Bene tutti e due non sono di sicuro degli animali progettati per alimentarsi con alimenti secchi. Lo si vede dalla mancanza di una morfologia favorevole alle grandi abbeverate, con il loro modo di bere non sono definibili dei grandi bevitori, e in fondo non ne avrebbero avuto bisogno quando si alimentavano in modo autonomo. Le prede e gli alimenti presenti in natura contengono acqua per una media del 70 %, di conseguenza ogni kg di alimento apporta già 700 g di acqua. E vero che gli alimenti secchi vengono aggiunti di sale proprio per spingere l’animale a bere ma uno studio di diversi anni fa ha dimostrato che lo stato di idratazione di animali tenuti in cattività alimentati con secco e con acqua sempre a disposizione, era maggiore, e mi permetto di dire anche migliore, negli animali alimentati con alimenti idratati.

Di conseguenza, essendoci notevoli evidenze tra stato di salute generale di diversi organi diversi sistemi fisiologici e stato di idratazione, si può tranquillamente affermare che una dieta umida è ovviamente più sana anche se per motivi “economici e logistici “risulterà sempre più scomoda.

Una soluzione che concilia i due aspetti c’è e sono le diete reidratabili, nuova forma commerciale e nutrizionale che sta prendendo piede sul mercato che a mia opinione potrebbe conciliare tutte e due gli aspetti accaparrandosi uno posto sul podio dedicato alla praticità e alla correttezza nutrizionale.

Vetnutrition.academy © 2020 All Rights Reserved Terms of Use and Privacy Policy